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“ON ATTEND, EN ATTENDANT…Piccolo Godot da camera” - Produzione 2017

Coreografi: Greta Bragantini, Giovanna Venturini, Marco Bissoli, Eleonora Tassara
Danzatori: Marco Bissoli, Benedetta Cordioli, Silvia Girotti, Daniele Monticelli, Angela Venturini
Performer/ Voce: Efren Bressan
Scenografia: Carlo Scaini
Video editing by G. Bragantini, E.Bressan

DESCRIZIONE:

Spettacolo di danza contemporanea, in 4 (quattro) quadri.
Il lavoro nasce e si sviluppa attorno al testo “En attendant Godot” di Samuel Beckett: da qui l’ispirazione, l’analisi, e la voluta trasfigurazione dei temi centrali.
Attraverso una ricerca del significato più intrinseco, i coreografi hanno scelto una forma di presentazione in quadri, dando una visione personale dei temi trattati da Beckett, pur lasciando ampia libertà interpretativa sia ai danzatori che al pubblico. L’emblematico albero di Beckett è scenograficamente rappresentato a testa in giù, dipinto su teli di carta, sospesi a pioggia sui danzatori, dando un senso di sospensione e fragilità alla scena.
Attendere, abitare il tempo, stare…
Un’agorà, un luogo di passaggio, attraversamento, incontro, scontro, rituali, codici di comunicazione.
Senza certezze, senza risposte, ci si muove sospesi in un luogo dove il confine tra sottostare e imporre
sfuma, dove si accoglie l’errore, dove si accetta di incarnare un’umanità sgonfia.
L’attesa è densa di domande e vuota di risposte.
Un albero consola, protegge , sta…. dentro, ma anche fuori dal tempo.

Questi i temi analizzati, e resi poi contenitori coreografici:

AGORA’: Individui comuni. Un luogo comune. Il paradosso per cui, per essere davvero uomo, bisogna essere un po’ di più e un po’ di meno che uomo. La necessità di dare delle risposte ai numerosi interrogativi che turbano l’animo umano. Luogo di convergenza, di dialogo, di ascolto…siamo qui, ognuno nella sua forma di attesa.

MANIPOLAZIONE: ogni vicinanza è una conquista o un rischio. Come in un branco emergono caratteri, ruoli, scontri, legami, in una dolce altalena tra dominio e sottomissione, tra vittima e carnefice. Ciascuno è l’altro e nessuno sé stesso.

ATTESA: Si attende sempre che arrivi qualcosa, in quel tempo inteso come dimensione esterna, in cui si colloca tutto quello che accade, che, forse, arriverà. Ma il tempo, al di fuori di noi, non esiste.
Nell’attesa si consuma la vera vita, pregna di quell’interiorità di cui l’uomo ha bisogno per cogliersi.

SACRO: Qui si rivela il concetto di sopravvivenza… chi non rimane ucciso, trova speranza immergendosi in ciò che comunemente chiamiamo fede

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